Un po’ di tempo fa esce su diversi giornali un articolo che annuncia la chiusura della libreria. Le cause non c’è neanche bisogno di dirle: la crisi, il disinteresse delle istituzione per la cultura, la competizione con gli store online che fanno arrivare tutto e subito, la gente che legge sempre meno perché ci sono gli iPhone, ecc.

Come è sacrosanto che sia partono gli appelli sui social: la libreria non deve chiudere perché altrimenti la città e il nostro Paese perdono un riferimento culturale.

Così comincio a cercare un po’ di informazioni su questa libreria, perché sì, mi dispiace, e sono pronta a incatenarmi davanti alla libreria per protesta, ma vorrei sapere chi è questa libreria (sì, ho scritto ‘chi è’, non è un refuso).

E non trovo granché. Esclusi gli articoli sulla chiusura, da cui scopro chi è il libraio, Google mi restituisce solo risultati tristaroli come paginebianche e misterimprese. Su Facebook trovo due pagine, entrambe abbandonate anni fa. La descrizione potrebbe essere quella di una libreria qualsiasi.

Per farvi un paragone è un po’ come se vi dicessi che Pasquale Pautasso è finito in galera e che protesterò per questa ingiustizia. Venite a protestare con me?

Siamo onesti, almeno qualche domanda ve la fareste. Cos’ha fatto questo Pasquale Pautasso? È una persona per cui vale la pena combattere? Facciamo così, adesso vi racconto.

Pasquale stava camminando per strada, era mattina presto, anzi prestissimo. Pasquale fa il panettiere precario, nel senso che nonostante i suoi 49 anni lavora sotto padrone che lo paga poco e male. Ma lui non si arrende perché ha due bambine, bellissime davvero bellissime, e una moglie che fa quello che può arrabattandosi tra pulizie scale e assistenza anziani. Ma Pasquale non è uno che si amareggia o che si lamenta, è uno che si alza la mattina presto, che lavora anche a Natale, che sorride sempre. Ha questa buffa abitudine di mettere scarpe di colore diverso, una blu e una arancione. Quando le figlie gli chiedono perché, risponde che è per suo padre che gli diceva che era talmente asino che non sapeva distinguere la destra dalla sinistra. Così aveva preso a usare scarpe di colori diversi.

Dicevamo, Pasquale era per strada, la sue scarpe una blu e una arancione, e vede una signora anziana che viene aggredita mentre porta a spasso il cane. Un delinquente vuole rubarle la borsa: allora lui che è grande e grosso interviene e dopo una colluttazione mette in fuga il delinquente. Solo che la signora, la signora Gertrude Gabaletti, non ci vede tanto bene, è un po’ sorda e probabilmente non è più tanto lucida e quindi scambia il suo salvatore per l’aggressore. Qualcuno ha chiamato la polizia e Pasquale viene preso con le mani nel sacco. Il tizio del piano di sopra dice di aver assistito a tutta la scena: è lui il colpevole!

Ora scendereste in piazza con me per Pasquale? Eppure è sempre lo stesso Pasquale Pautasso di prima. Solo che ora sapete chi è, cosa fa, che tipo di persona vi ritrovereste davanti. Sapete che se foste in difficoltà lui correrebbe ad aiutarvi, che non vi lascerebbe soli.

E per un’attività, soprattutto se piccola, è la stessa cosa: se non vi raccontate, se non spiegate alle persone cosa fate, perché lo fate e come lo fate, qual è la vostra storia non potete pretendere che vengano a cercarvi, che vi diano la possibilità di ritagliarvi uno spazio nella loro vita. Non c’è storia che, se ben raccontata, non faccia venire voglia alle persone di saperne di più o che non procuri una stretta al cuore quando, spenta la tv o girata l’ultima pagina, si abbandonano i personaggi.

Se vi raccontate vi rendete accessibili, mostrate di avere fiducia nel prossimo (perché raccontarsi è anche esporsi) e ve la conquistate, ma soprattutto vi rendete indimenticabili.

indimenticabili

Proviamo? Di che colore sono le scarpe di Pasquale?