Chuck e Billy: due casi in cui i consumatori hanno preso il potere grazie al Web

Ebbene sì, il pubblico ha vinto, o almeno ci sono segnali che mostrano che laggente ha capito come usare i meccanismi del marketing e il web per farsi sentire.

Come? Vi racconto due casi: uno del 2009 americano e uno di oggi, tutto italiano.

Il primo è la storia di Chuck, serie della NBC: racconta di Chuck Bartowski, un nerd che, cito da Wikipedia:

riceve da un vecchio amico, un agente della CIA, una e-mail criptata che scarica inconsciamente nel suo cervello tutti i segreti del supercomputer neurale Intersect, costruito da CIA e NSA come database centralizzato.

La serie è molto nerd e molto divertente, ma in America si ritrova a dover competere in prima serata con programmi tipo Ballando con le stelle e House M.D. Insomma nel giro di tre stagioni la NBC minaccia di volerla cancellare per via dei bassi ascolti.

Eppure la Nielsen IAG, Inc. che misura l’efficacia del product placement, delle pubblicità e del coinvolgimento degli spettatori in TV e su internet dice che programmi come Lost o Heroes che pure facevano minori ascolti di American Idol avevano spettatori molto più coinvolti, e ciò presumibilmente si rifletteva anche sulla pubblicità.

Sta di fatto che Chuck conferma questa teoria: agli inizi del 2009 la rete televisiva minaccia di chiudere Chuck e allora “il popolo della Rete”, come ama chiamarlo certa stampa, si mobilita.

E si mobilita in molti modi: sui forum, facendo diventare Chuck un trend di Twitter. Ma la cosa più interessante è questa: il giorno in cui va in onda l’ultima puntata dell’ultima stagione i fan di Chuck vanno da Subway, principale sponsor della serie, a comprare un panino, il footlong, che era stato più volte pubblicizzato durante la serie, lasciando nella casella dei suggerimenti di Subway un biglietto in cui si chiedeva di non lasciar morire la serie.

Il messaggio arrivò forte e chiaro a chi doveva decidere la sorti di Chuck. Che sopravvisse, almeno per un po’.

E questo mi porta a un’altra storia, tanto perché non si dica che queste cose capitano solo in America: la storia è quella di Modus Legendi, un’iniziativa nata dal gruppo Facebook Billy, il vizio di leggere. Il gruppo punta a raccogliere e rendere i lettori più consapevoli, un po’ come chi sceglie di mangiare bene, sano e ragionato. Appunto, è un gruppo di lettori che scelgono.

E hanno deciso anche loro di dare un segnale forte e chiaro anche all’esterno del gruppo con un’iniziativa che punta a far arrivare in classifica, e quindi sotto gli occhi di tutti, un libro che loro ritengono meritevole. Come? Andando a comprare tutti insieme, in massa, e nella stessa settimana lo stesso titolo, un titolo che hanno deciso tramite un sondaggio.

Nel titolo ho messo la parola “consumatori” non a caso. Avrei potuto usare la parola pubblico, o lettori e spettatori, ma la cosa che mi colpisce è la consapevolezza che i fan di Chuck e i membri di Billy hanno del loro ruolo: quello di consumatori, e consumatori consapevoli, cioè di quelli che sanno di avere i soldi nel portafoglio (e quindi di decidere loro) e sanno come sfruttare a loro vantaggio i meccanismi di produzione e di marketing.

In questo il web ha avuto un ruolo fondamentale. Ha permesso ai fan di Chuck di trovarsi e coordinarsi (leggetevi la storia per intero in Immersi nelle storie (Codice edizioni, 2013), ma permesso di fare lo stesso ai membri di Billy che non solo hanno reso più consapevoli i lettori di cosa offre il panorama letterario, ma anche dei meccanismi che regolano le classifiche che compaiono sui giornali (ad esempio se comprate su Amazon il vostro acquisto non conta ai fini della classifica).

Per Chuck, a parte recuperare la serie (sì, c’è solo in inglese), potete fare poco perché è finita con la quinta stagione.

Però potete fare parte del cambiamento generato da Modus Legendi votando il libro che più v’ispira e poi acquistando dal 12 al 18 febbraio, in tutte le librerie fisiche d’Italia. Neve, cane, piede di Claudio Morandini. L’anno scorso ce l’hanno fatta portando in classifica Il posto di Annie Ernaux (L’Orma, 2014).

Quest’anno, chissà.

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