Newsletter, mon amour: newsletter che funzionano (e che mi piacciono)

Ciao, sono Carlotta, ho 30 anni, sono drogata di newsletter e non intendo smettere. Anzi vorrei far cominciare anche voi.

Le newsletter ultimamente stanno avendo una vera e propria rinascita. Con l’arrivo dei social media sembravano essere diventate un mezzo troppo antiquato, a cui la gente non voleva e poteva più dedicare tempo. C’era Facebook a mangiarsi tutta l’attenzione.

E invece, invece forse proprio perché le newsletter sono così diverse dai social media hanno avuto una rifioritura, in termini di qualità e di quantità. Senza contare che non tutti vogliono iscriversi a Facebook e non tutti hanno il tempo di seguirlo.

Aggiungo anche che mentre i social media sono piattaforme di altri, sui cui avete poco controllo, la newsletter è una lista di indirizzi che voi avete in mano e potete gestire come volete, ovviamente nei limiti della legalità e del consenso che gli iscritti vi danno.

Quali caratteristiche hanno le newsletter che funzionano?

  1. Hanno dei contenuti interessanti, utili, divertenti per chi legge
  2. Sono scritte bene, in maniera chiara, leggibile e facilmente navigabile
  3. Spesso hanno un linguaggio e un tono “conversevole” e amichevole, come la lettera spedita da un amico o il consiglio del fruttivendolo di fiducia
  4. Sono personali, nel senso che vengono scritte da qualcuno a qualcuno, e non da una macchina a una massa indistinta di gente che scarica la posta tutte le mattine
  5. Possono promuovere un prodotto, un servizio, ma anche no, oppure lo fanno in modo talmente indiretto che comunque non sembra. L’importante è che non sia solo promozione scellerata: altrimenti si chiama spam

 

Un punto alla volta e un po’ di esempi:

  1. L’unico modo per attirare l’attenzione di chi legge è proporgli qualcosa che gli faccia dire “Ah, questa cosa me la segno” oppure “Oddio, non lo sapevo” o anche “No, aspetta, questa la giro a Goffredo che sicuramente riderà.”
    Insomma bisogna proporre contenuti interessanti, utili, divertenti per chi legge. Se riuscite a fare tutte e tre le cose bravissimi, ma ne basta anche solo una. E non immaginate di dover rivelare chissà quale strategia per guadagnare milioni o la cura definitiva per le stomatiti (per quanto…). Possono essere anche solo piccoli consigli, oppure link particolarmente divertenti e curiosi.
    Una newsletter utile? Marketing con un cuore di Enrica Crivello e Ivan Rachieli: ti mandano due idee a settimana, per un anno intero, via mail.
    Una newsletter interessante e divertente? Una cosa al giorno: ogni giorno via email vi spediscono una cosa per stupirti e farti scoprire qualcosa di nuovo.
  2. È sempre bello leggere una newsletter ben scritta e ben organizzata anche visivamente: trovo subito quello che mi serve, capisco subito quello che mi vuole raccontare, non devo lottare con il mio telefono o tablet per leggerla. Non ve ne segnalo una in particolare perché tutte quelle che seguo sono scritte bene e organizzate bene.

    Vi faccio però l’esempio (negativo) di un servizio di stampa evidentemente straniero che ha pensato bene di tradurre i testi con google translator: i risultati sono micidiali. A volte non si capisce proprio cosa vogliano dire, col risultato che di certo non mi fido a fare acquisti se non parlano nemmeno la mia lingua.
    C’è anche un’associazione che si ostina a mandare newsletter con un’immagine al posto del testo, oppure peggio ancora un link da cui scaricare un pdf.
    Gliel’ho anche fatto notare. La risposta è stata: nessuno si è lamentato e abbiamo sempre fatto così.
    Ora, io non ho voglia di scaricare, ingrandire, usare altri programmi che non siano quelli di posta.
    Quindi niente, ciao.

  3. Quando mi arrivano newsletter come quella di Il Post non posso che ammirare il tono personale e conversevole con cui sono scritte. Sembra di sentire una persona che ti parla, il linguaggio è naturale e scorrevole. Non c’è nulla di farraginoso, nulla che stride o che ti dà l’impressione che stiano parlando in un’altra lingua da un’altra epoca come spesso capita quando ci troviamo davanti a certi testi scritti per l’amministrazione pubblica. D’accordo, i settori sono diversi. Ma stiamo sempre parlando a persone.
  4. A questo proposito mi piace molto quando le newsletter si rivolgono a me, proprio a me, magari chiamandomi per nome: quindi niente gentile cliente/iscritto/ecc. Certo, un po’ dipende anche da me: se ho lasciato il mio nome in fase di iscrizione il mittente può profilarmi meglio e quindi chiamarmi per nome. Ma non è solo una questione di inserire il codice giusto nella newsletter. È anche questione di scrivere in maniera personale cose personali, un po’ come le lettere che scrivevamo ai nostri amici di penna.
    Ad esempio Ivan Rachieli lo fa molto bene.
  5. Avete presente quelle newsletter piene di prodotti, di segnalazioni di eventi, di ACQUISTA ORA LA PROMOZIONE CHE STA PER SCADERE?
    Ecco, non funziona.

    Se scrivete una newsletter lo fate perlopiù per vendere qualcosa, questo è pacifico e giusto: può essere un prodotto, un servizio, oppure voi stessi, ad esempio quando volete diventare un punto di riferimento in un determinato settore oppure tenervi in contatto con le persone che frequentano il vostro blog letterario e a cui volete proporre gli ultimi post pubblicati.
    Va tutto benissimo, ma di fatto la gente non sta su internet per farsi bombardare di (cattiva) pubblicità. La sopporta in TV per il proprio programma preferito o su spotify per avere la musica gratis, ma la vive come un fastidio. Quindi trovate il modo di rendere l’offerta accattivante e interessante. Altrimenti è solo spam. I vostri lettori devono affezionarsi a voi, devono essere contenti di ricevere la vostra email. E saranno più che contenti di sapere che c’è una promozione per loro e quell’evento che può interessargli.

    Ad esempio ieri mi è arrivata la newsletter di Alessia Simoni che fa la traduttrice, dove mi racconta alcune scelte che deve fare per tradurre romanzi rosa. Oltre ad essere divertente e utile, mi dice qualcosa delle sue competenze. Se devo scegliere una traduttrice magari la prima che mi viene in mente è lei. Eppure nella sua newsletter non c’è nessun tasto “Compra ora!”.

I consigli sono solo 5, ma rispettarli è difficilissimo, me ne rendo conto. Ci metto ore a scrivere la newsletter di Las Vegas edizioni, a scegliere le parole giuste, il tono giusto, a non sovraccaricare di informazioni inutili, a scegliere quali link (troppi? Troppo pochi?) inserire. I risultati sono buoni, spesso sorprendenti come nel caso della Newsletter d’Autore dove i tassi di apertura sono normalmente sopra il 50%. Molti iscritti si sono complimentati per la newsletter, per come era scritta, per le cose che racconta. Accidenti però che fatica!

Una fatica però che non mi spaventa: tant’è che ho deciso di aprire una newsletter anche per il mio sito. Ispirandomi a quella di Il Post vi mando un po’ di link interessanti che parlano di storie, di scrittura, di marketing, e altri argomenti che mi stanno a cuore, più qualche aggiornamento sulle mie attività e sui miei servizi.

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