Un paio di settimane fa ho finito il corso base di fotografia tanto desiderato. C’erano diversi motivi per cui volevo fare questo corso: intanto volevo farmi le foto da me senza dover sempre andare a pescare negli stock. Poi volevo cominciare qualcosa di nuovo che non avesse niente a che fare con l’editoria e che mi permettesse di lavorare sulle immagini invece che sulle parole.

Ho raggiunto il mio obiettivo? Direi di sì, anche se sono ancora molto lontana dal fare foto anche solo vagamente decenti e mi manca tutto un retroterra culturale che secondo me è assolutamente fondamentale per chi vuole approcciarsi alla fotografia.
Ma come dire, ho iniziato il corso il 1° di febbraio: mi concedo del tempo per recuperare.

Ci sono però altre cose che questo corso mi ha insegnato su di me.

“Never compare your inside with somebody else’s outside.”
Liberamente tradotto: Non paragonare quello che hai dentro con quello che vedi degli altri. Ecco questa è una cosa che devo smettere di fare.
Gli altri sono più bravi, fanno cose più belle di me, come mai non imparo in fretta come loro? Non ho talento?
Ho dovuto obbligarmi a pensare che per quello che ne sapevo i miei compagni di corso potevano essere appena usciti da un master di fotografia ed erano lì solo per scherzare noi poracci che non sapevamo tenere manco in mano una macchina fotografica.

Mai pensare che quello che stai raccontando sia banale.
Sono andata in giro per Torino perdendomi un sacco di foto perché pensavo che il soggetto fosse banale, che non ci fosse nulla interessante, che sicuramente qualcuno aveva già scattato quella stessa foto.
Ora, a parte che al mio livello ad ogni foto scattata si impara qualcosa e visto che non devo fare una mostra domani, anche un po’ chissenefrega. Ma non esiste soggetto banale, solo prospettive banali. Questo è quello che mi ha detto il mio insegnante Alessandro quando ho esplicitato le mie turbe mentali.

Mai buttare via tutto perché pensi che faccia schifo e non ne valga la pena.
Alessandro ci ha chiesto di portare un progetto fotografico di 4 o 5 foto. Dovevano essere legate da un tema comune: io ho giocato sporchissimo e ho fotografato libri (ma non avevo detto basta libri?) un po’ per mancanza di tempo, un po’ perché i libri stanno fermi, buoni e zitti al contrario degli esseri umani, un po’ perché… be’ a me piacciono i libri, anche come oggetti.
Al momento di mostrarle temevo la fucilazione, ero tentatissima di buttare via tutto, di non andare a lezione, di fingermi morta.
E invece, Alessandro mi ha tutt’altro che fucilato: mi ha dato consigli utili, mostrato come potevo migliorarle, ha perfino elogiato qualcosa.
Questo mi ha insegnato per l’ennesima volta che l’autocritica va bene, l’autocensura anche no.

Sono in un periodo un po’ particolare della mia vita dove sto riconsiderando molte cose, tra cui anche il mio percorso, e mi rendo conto di quanto la paura mi abbia impedito di godermi i miei errori, per farne qualcosa di davvero buono.
Perché gli errori, esattamente come le gioie, bisogna goderseli e non viverli come un dramma e un affronto personale. Non bisogna giudicarsi troppo duramente, ‘ché non stiamo decidendo delle sorti dell’universo.

Vabbè, le vediamo ‘ste fotografie?