Sui social l’autenticità paga: guarda Gianni Morandi

Io non so se l’ho già detto, (sì che l’ho detto, un paio di post fa) ma le persone amano stare su internet perché possono raccontarsi, e perché a loro volta possono sentirsi raccontare storie dalle persone che hanno deciso di seguire.
A differenza della narrativa, dove c’è il “C’era una volta” a indicarci che stiamo per ascoltare una storia di finzione, sui Social ci aspettiamo che le persone e le aziende si raccontino per quello che sono, insomma che il racconto sia il più possibile autentico.
Pensate a Gianni Morandi e alle sue fotografie quotidiane che lo ritraggono mentre fa cose piuttosto banali.
Ci emoziona e ci coinvolge il fatto che un VIP sbucci fagioli come facciamo noi nelle nostre cucine.

Ricordate anche “lo scandalo” quando si scoprì che qualcuno gli dava una mano a gestire i suoi canali: era uscita una foto su Instagram nella cui didascalia in cui c’era scritto “mettila verso le 13 o 14”.

Questo fattaccio fece sì che molti lo percepissero come meno autentico, anche se a me sembrava abbastanza ovvio che non facesse tutto da solo.
Tuttavia Gianni rimane nei cuori e nei feed di 2,5 milioni di persone.
Perché? Perché fa esattamente quello che dovrebbe fare chiunque voglia promuoversi sui social network e in Rete: essere autentici, esporsi, sporcarsi le mani.
Capite che quando leggo post come quello di Franco Forte in cui alcuni suoi conoscenti gli consigliano di “‘incaricare qualcuno, possibilmente anonimo’ di occuparsi di queste cose, facendo promozione indiretta (e quindi a loro avviso più efficace), consentendomi di mantenere un certo ‘distacco’ dal ‘popolino che segue i social’” mi si gela il sangue.
Non pensiate che sia un pensiero poco diffuso perché una delle resistenze maggiori che incontro quando faccio consulenze è proprio quella di esporsi in prima persona.
Eppure se ci fate caso anche i grandi brand spesso rincorrono l’Effetto Genuinità: mostrando le cucine dove si prepara il ragù, o chi lavora la pasta all’uovo che troviamo nei supermercati, o la fattoria dove si allevano le mucche che fanno il latte del formaggio tanto buono e tanto sano.
Che in TV ti fa un po’ dire “sì sì, vabbè”, mentre sui Social volendo la narrazione può sembrare più autentica, anche quando è studiata a tavolino. Tu racconti i fatti tuoi come io racconto i fatti miei. E tutte le nostre storie finiscono nello stesso calderone.
Certo bisogna essere molto convinti del proprio prodotto per raccontarsi in maniera autentica, bisogna saper tirare fuori i contenuti, i propri punti forti attraverso le storie che emozionano le persone.
Capite quindi che l’idea di “incaricare qualcuno di promuoverti anonimamente per mantenere un certo distacco” non solo non funziona, ma non ha proprio senso.
Avete bisogno, al massimo, di persone che quella distanza ti aiutino ad annullarla.

Taccio poi sul discorso recensioni false e anonime. Anzi, ne parlo poi.

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