Talento: un concetto tanto misterioso quanto sfuggente. Tipo gli alieni. Tutti ne parlano, nessuno riesce a definirlo per bene, molti lo usano come scusa per sminuire gli altri o per sminuire se stessi.

A me piace però farmi delle domande e far dare le risposte a gente competente che su queste cose misteriose ha deciso di metterci le mani e sporcarsele studiando e sperimentando.

Così ho deciso di sfatare cinque luoghi comuni relativi al talento, con l’aiuto di gente che ne sa più di me.

 

Il talento: c’è chi ce l’ha e chi no

C’è questa convinzione che il talento sia una roba scesa dal cielo tipo Spirito Santo o possessione demoniaca. Adesso proviamo a giustificarci con la genetica, ma poco cambia. C’è a chi tocca e a chi no.

Però prima di tutto mi sembra utile provare a capire cos’è, sto benedetto talento. La definizione di Barry Kaufman, docente di psicologia alla New York University che del talento ne ha fatto un argomento cardine dei suoi studi, lo definisce come: “un insieme di caratteristiche individuali che accelerano l’acquisizione di competenze in una data sfera di attività”.

Dice anche che sì, la genetica può darti lì per lì un vantaggio, ma poi entrano in gioco tanti fattori e che, insomma, la predisposizione (genetica, ambientale, demoniaca) conta solo in minima percentuale.

Chi ha il talento non ha bisogno di studiare o di allenarsi

Proprio per niente. L’allenamento, le competenze e la pratica costante permettono di trasformare il talento in qualcosa che dà frutti, frutti visibili, anzi, raccoglibili. Il resto sono chiacchiere. Genio&Sregolatezza un corno, insomma.

Io non ho nessun talento

Se teniamo per buona la definizione di Barry Kaufman, penso che tutti possano avere quell’insieme di caratteristiche che. Laddove ne manca una poi, può soccorrerci un’altra capacità.

Quello che manca semmai è la capacità di individuare qual è il nostro talento e/o la voglia di lavorarci sopra e/o la passione che ci motiva. Quindi tutti potenzialmente abbiamo talento, ma poi bisogna lavorarci sopra. Tanto.

 

Ma quello che so fare non è mica un talento. Lo sanno fare tutti!

Pensavo fosse solo un’attitudine mia e invece scopro che è abbastanza comune: le persone fanno fatica a individuare in cosa sono bravi, perché di base quando siamo o diventiamo bravi in qualcosa tendiamo a considerarla una cosa naturale, istintiva. Il classico “Ma lo sanno fare tutti” oppure “ma è facilissimo”.

È facilissimo perché sai come farlo (no, Grazie e Graziella lasciatele stare), ma basta osservare la fatica con cui un neonato afferra una cosa e se la porta alla bocca per capire che non c’è davvero niente di scontato.

Comunque qui ci sono un paio di consigli per mettere a fuoco i propri talenti, tipo: scriverli su dei foglietti, e poi vedere se ci sono delle relazioni, se ci sono dei collegamenti tra le cose che sapete fare.

Mentre lo fate seguite il consiglio Jon Acuff: “Screw Humilty!”, che tradotto significa “Affangu’ l’umiltà!”

 

Il talento è tale solo se fai grandi cose

Ecco, questa è una delle convinzioni più dannose di sempre, perché è paralizzante.

Mio padre quand’ero piccola mi diceva sempre: “Ci sarà sempre qualcuno più bravo di te.” Che lì per lì sembra una cosa super scoraggiante da dire, ma a pensarci da adulta no. E per vari motivi.

Intanto, è davvero così importante essere i migliori in assoluto? Magari là fuori qualcuno non ha bisogno del miglior produttore di zucche del mondo, ma del produttore di zucche più vicino, più gentile e che sappia consigliare come cucinare una buona vellutata di zucca. Insomma sono abbastanza convinta che là fuori ci sia spazio anche per talenti piccini. E lo dice anche la strategia Oceano Blu.

Poi chi decide chi è il migliore? Ok, ci sono campi e discipline in cui esistono campionati mondiali, ma sappiamo che anche laddove ci sono dei risultati misurabili e indiscutibili si misura una performance, quella singola prova. Non l’individuo. E nemmeno il talento. Se poi consideriamo questo esperimento a tema musicale ci rendiamo conto che il concetto di talento crea un sacco di pregiudizi.  

C’è chi fa meglio di noi? Ottimo, così possiamo sbagliare in pace. Immaginate per un attimo di essere i migliori in assoluto in qualcosa: avreste il coraggio di provare e sbagliare, se correste il rischio di cadere giù dalla cima del podio? Ecco, questo sì che è paralizzante.

Adesso ditemi voi: in cosa siete bravi?

[Per scrivere questo articolo ho attinto a piene mani da Nuovo e utile, che di talento parla spesso e lo fa citando un sacco di fonti interessanti.]